i giorni NO

” Ti alzi al mattino, guardi fuori dalla finestra, il cielo è grigio , tira un po di vento, vorresti tornare a letto, guardi l’orologio e ……. la tua coscienza non te lo permette. Hai un sacco di lavoro da fare, l’articolo per il giornale da finire…….ecc. ecc. Che palle!”- A queste parole seguono minuti di silenzio. ” Lei ovviamente non sa di che parlo ” il tono è decisamente aggressivo .” Lei se ne sta li come una divinità indiana, ha raggiunto il suo nirvana, è refrattaria ai cambiamenti di umore, al grigio o all’azzurro del cielo, al sole o alla pioggia, per lei sono tutte manifestazioni della realtà con cui noi esseri umani abbiamo a che fare. Punto e basta. Non è così?” Altri attimi di silenzio. “Ovviamente non mi risponde , lo fa apposta per provocarmi, ma qui si sbaglia, perché io sono capace di stare zitta più di lei, posso non dire più una parola fino alla fine della seduta. Poi voglio vedere come si sente, dopo che me ne sono andata, sono certa che qualche domanda se la farà e si sentirà in colpa, terribilmente in colpa e le starà bene.” Incrocia le braccia sul petto decisa a mettere in atto il suo ricatto. Perchè ho riportato questo squarcio di seduta qui oggi? Non per analizzare il comportamento dell’analizzanda e i sentimenti che esprime, ma per parlare dei cosiddetti “giorni NO” la cui atmosfera è descritta così bene dalla paziente. Credo che tutti noi esseri umani, analisti compresi , anche quelli che si rifiutano di ammetterlo, abbiamo i nostri giorni NO. E’ anche probabile che le motivazioni siano diverse per ciascuno di noi. Ho fatto una piccola ricerca fra i miei amici, conoscenti e pazienti chiedendo loro di descrivermi i loro giorni NO e le motivazioni che, secondo loro, ne erano alla base. E queste sono alcune risposte. “I miei giorni NO sono quando non riesco a strapparmi neppure il più piccolo sorriso, me ne sto ingrugnato per i fatti miei e in ufficio non rivolgo la parola a nessuno. Perchè arrivano così fra capo e collo non lo so, e mi scoccia pure farmi delle domande per scoprirlo. Intanto così come arrivano, passano e tutto ritorna come prima”.(Fabio) ” Io so benissimo la ragione dei miei giorni No : quando penso a quello che ho fatto nella vita fino adesso, poco, e quanto tempo ho sprecato, tanto, mi prende una tristezza infinita, un senso di fallimento, a trentacinque anni mi comporto ancora come se ne avessi venti, sono un’irresponsabile, scappo da me stessa e dal tempo che passa, ma un’osservazione di mia madre può farmi precipitare nell’inferno. Poi però, se mi chiamano per l’allenamento per un torneo di Beach volley, prendo il borsone e corro a giocare lasciandomi alle spalle tutte le tristezze dei giorni NO”( Giovanna) “Io non ho giorni NO, ho momenti NO. E lo so che sono stupida….ma non riesco a sopportare di vedere le rughe sulla pelle del mio viso…. mi prende un’angoscia tremenda…..mi vedo vecchia con la pelle cadente……che fine atroce….arrivo a pensare di chiudermi in convento dove non ci sono specchi! Si sono proprio stupida, ma non riesco a pensare al tempo che passa senza sentirmi male!” (Silvia) “I miei giorni NO sono piuttosto le notti NO, quando stai con una donna che ti attizza una cifra e ………niente…..fai una figura di merda…”(Marcello) “Mi chiedi se ho giorni NO…….si li ho, ma sempre per una ragione precisa: se ho litigato con mio marito, se mi arriva una bolletta della luce del negozio troppo alta e soprattutto quando devo pagare le tasse! No, non sono moody, sono molto pratica con i piedi per terra, il cambiamento di umore non è casuale, c’è sempre un motivo e dura finché non trovo la soluzione” (Camilla). ” I miei giorni NO sono legati al tempo, non sopporto la pioggia. Se mi alzo e dai vetri vedo che piove, la vedo una giornata nera e non mi va bene niente. E mi incazzo come un toro se uno dei giovani architetti che lavorano con me mi dice “Ehi broomer , ti gira storta! ” (Aldo) Come si vede da questo microcosmo di umanità è comune a tutti loro spiegare il malessere dei giorni NO con motivazioni relativamente banali. Nessuno di loro si è posto domande del tipo: ” Perchè mi sento cosi?” “Quali possono essere i motivi?” tutti, sia uomini che donne, si sono affrettati a darsi delle risposte, piuttosto che farsi altre domande. Ed è quello che tendiamo a fare tutti di primo acchito, dare risposte, perchè farsi domande è scomodo. Eppure soltanto cercando le domande da porci possiamo conoscerci un po’ di più e forse imparare che anche i giorni NO possono essere utili .

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Rosalba Scavia- psicoanalista Iscrizione all'albo psicologi e psicoterapeuti del Lazio con il n.548 Titoli di studio: Laurea in psicologia Laurea in sociologia

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